Espresso
Q U I N D I C I N A L E   D I   I N F O R M A Z I O N E
Russian
Home Giornale Archivio Redazione Pubblicità Riferimenti
 
Numero 1(46)
Mercato Finanziario

    Il mercato valutario
    Alla prima asta della Borsa monetaria interbancaria di Mosca il cambio valutario è giunto alla quota di 30,57 rubli per un dollaro, mentre la quota precedente, quella finale del 2001, era di 30,13 rubli per un dollaro. L’impennata del dollaro è avvenuta in seguito al fatto che nei primi giorni di gennaio sul mercato c’era pochissima valuta pregiata, mentre c’erano in abbondanza rubli liberi. Il corso di cambio 30,57 è stato fissato con un notevole appoggio da parte della Banca Centrale (BC). Secondo le stime di alcuni analisti, gli interventi operati il 9 gennaio sarebbero ammontati a circa 400 milioni di dollari, di fatto cioè hanno costituito un terzo del volume della sessione mattutina. Tale “generosità” della BC è ben motivata. Da una parte, già il 10 gennaio il rublo si è un po’ rafforzato in seguito alla riduzione della liquidità libera in rubli, perché il 10 e l’11 gennaio le banche erano costrette a trasferire i pagamenti nel Fondo delle riserve obbligatorie. E dal 15 gennaio sono già iniziati i pagamenti fiscali. In questo modo, la BC ha avuto la possibilità di comprare la valuta pregiata per un prezzo più basso di quello che usava per venderlo il 9 gennaio.
    Nella seconda metà di gennaio non ci saranno notevoli oscillazioni sul mercato valutario. Il corso di cambio si manterrà fra 30,4 e 30,8 rubli per un dollaro. Nonostante che, con i bassi prezzi del petrolio, l’afflusso dei proventi d’export si riduca, i trend speculativi saranno contenuti, considerata la mancanza di rubli. Infatti, da novembre 2001 le riserve auree valutarie si sono ridotte di tre miliardi di dollari e quindi dalla circolazione sono stati tolti circa 90 miliardi di rubli.
    Nel contempo, la relativa stabilità del rublo a gennaio non significa affatto che la svalutazione rallenti. Nel 2002 il ritmo del calo del cambio, secondo gli esperti, sarà di circa il 10%, cioè il corso di cambio, verso la fine dell’anno, sarà di 33,5-34 rubli per un dollaro.
    Il mercato azionario
Sul mercato azionario si è delineata nei primi giorni del 2002 un’attività quasi da aggiotaggio. L’indice RTS al 10 gennaio è aumentato del 10%, mentre il volume delle aste si è incrementato quasi di tre volte. Secondo gli esperti, la rapida crescita delle quotazioni delle azioni è stata motivata soprattutto dalle voci in conformità alle quali gli investitori stranieri da portafoglio manifesterebbero un interesse elevato verso le azioni russe. Molti fondi europei d’investimento hanno veramente ricevuto soldi supplementari con la copertura degli investimenti nei titoli russi nel 2002. Ma solo pochi sono riusciti ad entrare nel mercato. L’aumento rapido dei prezzi, infatti, ha comportato una situazione paradossale: nei primi 10 giorni di gennaio il mercato ha realizzato un quarto della crescita, prevista da commissionari di Borsa russi per i loro clienti. In altre parole, le azioni russe si sono subito messe a risultare troppo care. Inoltre, mentre la previsione di crescita del 40%-50% era stata fatta in anticipo dai commissionari di Borsa, essi non hanno cambiato i prezzi attesi delle emittenti principali. In questo modo, con il potenziale di crescita corrispondente all’indice del 40%-50%, il potenziale di crescita relativo alle aziende concrete è stato soltanto del 5%-10%, il che ha suscitato l’atteggiamento diffidente dei clienti.
    L’aumento dei mezzi monetari, destinati agli investimenti nelle azioni russe, significa che, prima o poi, questi soldi verranno lo stesso sul mercato russo, e il 2002 dovrebbe essere un anno assai felice per la Russia. Le società petrolchimiche russe rimangono l’oggetto d’investimenti più interessante: in effetti, la Russia continua a dipendere molto dai prezzi petrolieri, e quindi i rischi dell’economia russa si concentrano nei rischi delle società petrolchimiche russe, Anche i titoli del gruppo Gazprom rimangono interessanti, anche perché i controlli da parte della Procura generale dovrebbero rendere più trasparente il gruppo e ridurre notevolmente il rischio dello sperpero dei suoi attivi.
    Il 2002 può diventare un anno abbastanza positivo anche per le emittenti del settore bancario, presenti sul mercato solo con la Sberbank. Il prossimo cambio della direzione della BC, nonché l’eventuale privatizzazione della Vneshtorgbank aumentano la probabilità di liberalizzazione del settore bancario per i non residenti. Oggi le limitazioni amministrative che regolamentano il possesso di azioni bancarie da parte degli stranieri riducono notevolmente l’interesse verso questo segmento del mercato. Proprio per questo, nonostante la crescita del 70% avvenuta nell’ultimo mese, le azioni della Sberbank ci appaiono sempre sottovalutate. Qualsiasi segnale circa l’eventuale liberalizzazione sarà accolto dagli investitori in modo estremamente positivo e comporterà l’ulteriore crescita di prezzi delle azioni della Sberbank.

    Il mercato delle obbligazioni
L’inizio dell’anno è stato segnato dal rapido aumento dei prezzi anche sul mercato delle obbligazioni valutarie della Russia. Anzitutto, le obbligazioni russe crescevano sotto l’influenza dei fattori comuni per i mercati emergenti. In particolare, l’agenzia di rating Fitch ha emesso nei primi giorni di gennaio una previsione positiva sulla dinamica dei mercati emergenti nel 2002, il che ha spronato subito l’interesse verso le obbligazioni della Russia, del Brasile e del Messico. Inoltre, in Russia stanno sempre arrivando mezzi monetari provenienti dai mercati meno stabili: in particolare dall’Argentina, dove la situazione rimane assolutamente imprevedibile. Nelle ultime settimane nel Paese si sono susseguiti alcuni Presidenti, ma nessuno di essi è riuscito a proporre un piano di provvedimenti che consentirebbero di uscire dalla crisi. Secondo le ultime informazioni, il governo ha intenzione di svalutare il peso del 30%, per introdurre nel futuro il cambio fluttuante. Ma la svalutazione suscita le proteste da parte della popolazione, perché comporterà il calo del tenore di vita che finora era uno dei più alti nell’America Latina. Mentre il governo esita, nel Paese cresce la disoccupazione e aumenta il flusso di emigranti. Lo sviluppo della situazione in Argentina determinerà radicalmente la dinamica dei prezzi delle obbligazioni russe in quest’anno. Finché in Argentina regna l’instabilità, il prezzo dei titoli russi aumenterà, grazie ai soldi nuovi che arrivano in Russia. Va ricordato, però, che i buoni argentini ora si compravendono a prezzi molto bassi e che appena il governo argentino si sarà deciso a svalutare il peso, sul mercato potrà rinascere l’interesse verso le obbligazioni di questo Paese, diventate meno costose. Se i titoli russi verso quel momento ce la faranno a rincarare di altri 5-10%, saranno quasi sicuramente scelti dai clienti per fissarvi gli utili.
    La crescita dei prezzi nelle obbligazioni sovrane della Russia può essere limitata nel 2002 in seguito all’attività delle emittenti corporative. Nel primo semestre del 2002, le grosse aziende petrolifere come la Lukoil, la Sibneft, l’Alrosa, e alcune emittenti di altri settori hanno intenzione di comparire sul mercato delle euroobbligazioni. Considerato che in questi titoli si pone un grosso premio per il rischio, una parte dei mezzi, destinati per l’acquisto delle eurobbligazioni russe, sarà stanziata nelle emissioni corporative.
Evgenija Orlovskaja

in alto <<  ARTICOLO PRECEDENTE      ARTICOLO SEGUENTE  >> in alto
ALTRI ARTICOLI DELLA RUBRICA "FINANZA"
German Gref si è sbagliato ¦  Il deflusso del capitale si riduce?
Rambler's Top100