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Numero 11(91)
Tutto a favore dell’Ucraina?
In Ucraina la “voce del popolo” spiazza e imbarazza la Russia che puntava su Janukovich alle elezioni presidenziali. Quali i possibili sviluppi?


    Non c’è che dire, brutto, il ritorno d’immagine per il governo russo, qualsiasi siano ora gli sviluppi della situazione in Ucraina. Il paradosso consiste nel fatto che, nonostante tutto l’evidente interesse della Russia a conservare a Kiev un regime fedele a Mosca, negli ultimi mesi essa non abbia intrapreso nulla di concreto per influire sul corso degli avvenimenti a proprio vantaggio (sempre se non vogliamo prendere in considerazione le dubbie manovre diplomatiche alla quale hanno preso parte Putin e alcune pop star). In Ucraina abbiamo assistito alla riproduzione fedele fin nei minimi particolari di ciò di cui a Kiev si andava pronosticando già in estate, cioè una seconda, georgiana “rivoluzione delle rose”. Di fatto Jushchenko vince le elezioni, i risultati ufficiali delle elezioni non possono essere dichiarati validi per via di una serie di irregolarità nel processo di spoglio e fiumi di gente scendono in piazza per difendere a oltranza il risultato ottenuto. Si è cosi’ verificato esattamente ciò che avevano previsto i politologi.
    Uno degli errori fatali commessi dalla Russia nella vicenda delle elezioni in Ucraina, è stato quello – da parte dei politici, ed in primo luogo del “ciambellano di corte” (o anelante a sembrarlo) image-maker politico Gleb Pavlovskij, giocarsela secondo il copione “scegliete tra la Russia o l’America”. La visita di Putin in Ucraina alla vigilia delle elezioni, come del resto quella di Luzhkov e di Pavlovskij già dopo l’annuncio dei risultati -al fine di sostenere Janukovich- hanno sortito l’effetto opposto a quello desiderato; troppo goffo e inopportuno il tentativo della Russia di mostrare agli ucraini di un paese ormai indipendente la scelta “giusta” da fare.
    Jushchenko ha riportato la vittoria anche in alcune regioni orientali, come ad esempio nei Sumy e in Poltava. Questo quindi dimostra che la popolazione non ha votato esclusivamente seguendo il criterio dell’appartenenza nazionale-etnica. Come mai quindi tutto questo polverone? I governanti russi, ormai abituati al verticalismo della statalità avevano evidentemente già dimenticato quei tempi in cui la gente attribuiva alla democrazia grande valore e per difenderla scendeva nelle strade e nelle piazze delle città.
    Ma la cosa più importante è che in Russia le elezioni sono diventate ormai un processo talmente virtuale e la popolazione è cosi’ politicamente indifferente, che i politici russi credono sul serio nella possibilità di fare vincere qualsiasi candidato. Il maggiore merito di Janukovich consisteva nella capacità di garantire una certa continuità al governo, in un certo senso come era avvenuto in Russia al termine del mandato di Boris Eltsin. Tuttavia, se in Russia sia la comunità politica che i settori trainanti dell’economia erano pronti all’avvento al potere di tale presidente, in Ucraina tale manovra non ha incontrato il consensus della popolazione. Per questo motivo, non risulta affatto chiaro perché in Russia si sia ritenuto che la popolazione ucraina, per mantenere le buone relazioni con “i vicini” avrebbe votato anche un candidato con due precedenti penali solo perché parlava il russo e godeva dell’appoggio di Mosca. In altre parole, il problema della Russia è che al posto di sostenere il politico che godeva di una qualche popolarità in Ucraina, essa ha scelto praticamente di sostenere il candidato che era stato imposto dal governo alla popolazione.
    Infelice non solo il modus operandi russo alla vigilia delle elezioni, ma anche la reazione dei politici russi a conclusione di queste ultime. Soprassediamo alle congratulazioni inviate da Putin a Janukovich anocra prima dell’annuncio ufficiale dei risultati (unite a quelle di Lukashenko, Nazarbaev e Miloshevich) e i fiumi di propaganda che hanno inondato le trasmissioni televisive russe, prodighe nel dipingere a tinte fosche chiunque “non è con noi”. Il problema è che dichiarandosi apertamente a favore dell’elezione di Janukovich, la Russia ha altrettanto apertamente trascurato quei fatti che fanno discutere l’intera comunità mondiale. In particolare, le discussioni sulla falsificazione dei risultati delle elezioni non risultano espressione della posizione politica di Unione Europea o Stati Uniti, ma si fondano sulla semplice aritmetica.
    Ufficialmente Janukovich ha vinto il secondo turno con una superiorità del 2,85% dei voti. Sommato a questo, al secondo turno l’affluenza alle urne è stata del 5,4% superiore a quella del primo, ma nelle 17 regioni dove aveva vinto Jushchenko, l’incremento dell’affluenza è stato dell’ordine dello 0,6%, mentre nelle 10 regioni dove ha vinto Janukovich è stato del 9,1%. In particolare, nella regione di Donetck la partecipazione alle elezioni ha coinvolto il 18,6% della popolazione che non aveva partecipato al primo turno, e del 96,7% della popolazione di tale regione, il 96,2% degli elettori ha votato per Janukovich. In questo modo, anche supponendo che l’affluenza alle urne sia cresciuta solo dello 0,6% per la media nazionale, allora Jushchenko avrebbe superato il rivale di un buon 5%. Supponendo anche che quello 0,6% di elettori aggiuntivi abbia votato per Janukovich, Jushchenko avrebbe lo stesso superato quest’ultimo (solo non del 5, ma del 3%). Questi semplici calcoli dimostrano il fatto – del quale la Russia si ostina a non prendere atto – che le elezioni sono state davvero truccate.
    La Russia è fornitore primario di gas in Europa, e può trarre serio vantaggio dal dialogo politico con l’estero. Tuttavia, come dimostra la crisi ucraina, la Russia non ha la possibità di esercitare la propria influenza in Occidente per via dei propri stessi errori e della trascuratezza con la quale gestisce questioni per lei della massima importanza. La presenza in Ucraina è effettivamente una questione di rilevanza strategica per la Russia, ma poteva essere salvaguardata evitando di intralciare le dinamiche interne alla scena politica nazionale ucraina. Il tentativo di risolvere il tutto riesumando il rapporto di sudditanza “impero – colonia sottomessa” all’atto pratico non ha avuto successo perché nel XXI secolo un tale approccio risulta inadeguato. L’Ucraina soffre dell’ingerenza russa, in quanto in questo momento si è venuto a creare un grande vuoto di potere. I politici che attualmente si trovano al governo non hanno la possibilità e la forza di manipolare la situazione a proprio vantaggio. I primi giorni successivi alle elezioni e alle manifestazioni generali di protesta dell’opposizione, Viktor Janukovich è rimasto nell’ombra, e Kuchma si è chiuso nel mutismo. In seguito alla recente decisione della Rada (la “Duma” ucraina) di richiedere le dimissioni del governo, Kuchma è partito per Mosca per cercare consulenza, e Janukovich si è ammalato.
    Più si protrae questo stato di cose, più diventano visibili le conseguenze negative alle quali si arriverà. Dopo l’appello dell’opposizione allo sciopero nazionale l’economia ucraina si è praticamente bloccata, alcune banche ucraine temono un massiccio ritiro delle liquidità da parte degli utenti, sulle arterie di collegamento principali la viabilità è ridotta. La ricostruzione dell’economia richiede l’instaurazione di un ordine politico, del quale fino ad ora non risulta traccia. Una parte delle regioni riconosce ufficialmente come presidente Jushchenko; nella regione di Donetck c’è chi reclama l’autonomia.
    Nelle condizioni attuali la Russia evidentemente deve cercare nuove vie di apertura di un dialogo non solo con i rappresentanti delle regioni orientali, ma anche con l’opposizione, per evitare di trovarsi di fronte - nel caso di una vittoria di Jushchenko alle elezioni ripetute – a un regime ostile in una direzione strategicamente importante. Le probabilità di un’evoluzione della situazione in quest’ultimo senso sono molto alte, e crescono in maniera direttamente proporzionale al protrarsi della crisi di potere ucraina.
    In ultima analisi, è tempo infine di considerare l’effettiva opportunità dal punto di vista economico di un sostegno a Janukovich. Il regime Kuchma-Janukovich, tenuto in piedi contro la volontà della popolazione, potrà sopravvivere solo grazie all’appoggio della Russia. L’economia ucraina non è mai stata completamente indipendente; le regioni industriali orientali risultavano in sostanza parte integrante del ciclo di produzione industriale sovietico e dopo il dissesto dell’URSS sono rimaste strettamente collegate alla produzione russa. Nel caso le relazioni con l’UE si guastassero, alla Russia toccherebbe il fardello di sostenere le aree industrialmente meno sviluppate del paese, e questo prezzo sarebbe visibilmente più alto di quello costato per sostenere la campagna di Janukovich.

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