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Numero 9(54)
Aumentare i finanziamenti per stimolare lo sviluppo

    Il 27 maggio, nella scuola superiore del economia presso l’Università statale di Mosca si è svolto un seminario dedicato ai problemi del settore bancario.
    Andrei Klepach, direttore del Centro di sviluppo ( centro analitico, istituito da Serghei Aleksascenko), ha fatto la relazione principale.
    Nella rassegna predisposta dal Centro di sviluppo si rileva un aumento notevole dei ritmi del finanziamento. All’inizio dell’anno, la parte dei crediti rilasciati al settore produttivo negli attivi bancari ha superato il 40%, mentre gli investimenti nei titoli di Stato si riduceva . Cresceva rapidamente anche la capitalizzazione delle banche: verso la fine del 2001 i mezzi propri delle banche erano giunti al 5,6% del Pil, il che praticamente corrisponde al livello del 1997. Aumentavano soprattutto i capitali depositati dalla popolazione. La Sberbank intanto perdeva rispetto le banche private nella velocità con la quale le stesse si procacciavano i fondi della popolazione: la sua parte sul mercato dei depositi si è ridotta al 73% dal 75% dell’inizio del 2001. Nel contempo, gli esperti del Centro di sviluppo ribadiscono che le banche continuano ad avere un notevole potenziale per aumentare il finanziamento dell’economia. I crediti rilasciati al settore industriale sono, infatti, quasi tutti a breve termine, e il rilascio dei crediti alla popolazione praticamente non esiste. Inoltre, la maggior parte dei crediti è rilasciata dalle banche pubbliche, come la Sberbank e la Vneshtorgbank.
    E’ scoppiata, tuttavia, una discussione relativa alla capacità delle banche di aumentare l’entità del finanziamento; ci si domandava, inoltre, se ciò fosse proprio necessario. C’era chi citava l’esperienza dei Paesi dell’Europa dell’Est, nei quali il ruolo delle banche nel finanziamento del settore produttivo non è grande, come in Russia. Ma, mentre nella Russia i crediti rilasciati dalle banche finanziano solo il 3% degli investimenti, nei Paesi delle economie di transizione, questo valore ammonta approssimativamente al 10%, tant’è vero che le fonti principali del finanziamento sono diretti investimenti stranieri. Nel 2001 la parte dei crediti rilasciati al settore industriale è aumentata fino al 40%. I valori delle banche dell’Europa dell’Est dimostrano che questo livello è ritenuto equilibrato; anche nei Paesi industrializzati i crediti raramente costituiscono più del 50% di attivi.
    L’estensione dei finanziamenti potrebbe, infine, comportare un notevole aumento dei rischi. Le banche russe, in particolare, evitano di rilasciare i crediti alle aziende piccole e medie, visto che l’analisi della loro condizione finanziaria è abbastanza faticosa. Come ha rilevato un banchiere praticante che era presente al seminario, le spese per l’analisi della condizione finanziaria e per la preparazione delle previsioni tornano se si tratta delle grosse aziende, ma nel caso delle aziende piccole tali spese sono di scarsa resa. La mancanza di aziende grosse è un problema per le banche: all’inizio del 2002, infatti, in Russia solo 500 aziende avevano il volume di vendite superiore a un milione di dollari all’anno.
    I banchieri hanno un atteggiamento scettico anche nei confronti dell’apertura delle banche straniere sul mercato russo. Le banche grosse non possono che approvare il loro arrivo, dato che essa comporterà l’aumento del livello complessivo del servizio bancario. D’altra parte, non si tratta dell’acquisto delle banche russe da parte di quelle straniere, ma solo della presenza nel Paese di numerose filiali delle banche straniere. I banchieri russi oggi non sembrano essere disposti a vendere grossi pacchetti di azioni delle proprie banche, e gli investitori stranieri non sono disposti a comprare le quote inferiori a quelle di controllo nel capitale delle strutture russe.

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