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Numero 16(80)
L’intervista con Grigorij Kharcenko,
vicepresidente dell’Unione russa dei produttori


    – Sig. Kharcenko, può parlarci per piacere degli ultimi trend nella competitività dei prodotti e servizi russi sui mercati occidentali?
    – Se vogliamo parlare della competitività in genere, bisogna ammettere che molti tipi di prodotti erano gia’ competitivi nel mercato internazionale ancor prima dell’inizio delle riforme. Allora, infatti, tutti facevano notare che la Russia aveva un potenziale enorme di settori competitivi. Avevamo costruito stabilimenti siderurgici nei Paesi dell’Europa e dell’Asia, vi avevamo realizzato centrali idroelettriche usando le attrezzature di produzione nazionale (la cui qualità veniva verificata nel corso delle gare), costruivamo dighe per sistemi d’irrigazione, centrali atomiche, dove fornivamo le attrezzature tutte nostre; sono state competitive le nostre macchine utensili, le presse pesanti. Si trattava di impianti e merci di qualità veramente degna del riconoscimento internazionale.
    Oggi dobbiamo cercare di ricostruire questa potenza industriale del Paese, che ci consentirebbe almeno di tornare in quelle “nicchie” nei quali primeggiavamo alla pari con altri Paesi. Ora purtroppo bisogna ripartire da capo, perché sono stati persi non solo i volumi di produzione, ma anche i mercati. E’ necessario perciò creare un nuovo sistema e una nuova organizzazione di fabbricazione di prodotti di qualità, ma ciò non è possibile senza un ammodernamento delle industrie esistenti.
    Va rilevato che oggi il nostro prodotto più concorrenziale è la materia prima, gli idrocarburi e tutti i prodotti della trasformazione primaria (alluminio grezzo, titanio grezzo, nichel grezzo, rame). Si può avviare la fabbricazione dei prodotti sofisticati, come nell’aeronautica militare, a patto che ci siano delle fonti di finanziamento. Secondo me, tali fonti esistono, basta distribuirle correttamente.
    Ma lo Stato non investe praticamente niente nell’economia. La creazione del proficit, del fondo di stabilizzazione per mezzo di superprofitti, delle riserve della Banca Centrale, senza investimenti nell’economia che attualmente subisce una crisi, è un enorme errore strategico.
    Il sistema finanziario e creditizio che esiste in Russia è assolutamente inefficace, non contribuisce allo sviluppo della produzione industriale. Ma c’è una fonte finanziaria importantissima, i versamenti di rendita: la rendita naturale che deve formare la base del budget. Le industrie sono schiacciate dalle imposte, delle fonti di finanziamento non ce ne sono, non esiste un sistema di incentivazione dell’investimento degli utili.
    Ora siamo alla soglia dell’ingresso nel WTO, e quindi affronteremo necessariamente una serie di problemi, come, ad esempio, quello dei dazi protezionistici per i prodotti agricoli che nell’Unione Europea superano il 200%, mentre noi introduciamo il massimo dazio protezionistico del 36%-38%, che sarà ridotto fino al 16%-20% per il periodo d’implementazione). Possiamo entrare in questo mercato solo se i rispettivi tipi di prodotti saranno sovvenzionati dallo Stato. Da noi non c’è neanche una legge sulla protezione del produttore nazionale. Dalla qualità e dal prezzo dipende se il fatto i prodotti russi compariranno sul mercato internazionale. Ma da noi si richiede che sia sospeso il sovvenzionamento occulto, cancellando la differenza tra i prezzi interni russi e quelli internazionali. Ma se uguagliamo i prezzi, nessun prodotto russo potrà essere competitivo, anche se la sua qualità è molto alta.
    – Può elencare le regioni più competitive della Russia?
    – Purtroppo l’economia delle nostre regioni per ora non si prepara adeguatamente per l’ingresso nel WTO. Se vogliamo parlare del loro potenziale, oggi solo otto aree hanno dei vantaggi concorrenziali evidenti: Mosca e la Regione di Mosca, San Pietroburgo, il Tatarstan, le Regioni di Sverdlovsk, di Celiabinsk, di Samara e di Rostov. Altre cinque aree hanno dei vantaggi comparativi, quattordici hanno dei vantaggi limitati, e le altre 62, in sostanza, non ne hanno. E’ considerata interessante per investimenti la Regione di Belgorod.
    Per quanto riguarda le singole imprese, secondo il sondaggio, svolto da noi tra più di 500 imprese nazionali, solo il 32% di esse sono ritenute competitive sul mercato russo, il 24%, sui mercati della CSI, e solo il 7%, sui mercati internazionali.
    – Viene sviluppato oggi qualche programma che possa contribuire all’aumento della competitività dei prodotti e dei servizi russi ed alla loro promozione sui mercati esteri?
    – Certamente. C’e’ per esempio, il programma “I 100 migliori articoli della Russia”, sviluppato dal Comitato statale per gli standard. Oggi tutti parlano della qualità, perché una merce senza questa carratteristica non può essere promossa sul mercato. Ma il problema è che oggi manca proprio un programma statale dell’aumento della qualità, e per farlo bisogna rinnovare le attività fisse.
    Ci sono anche programmi regionali mirati all’aumento della qualità. Va detto che le regioni, senza sperare più di poter ottenere i finanziamenti del bilancio statale, essendo responsabili per la politica sociale, per i posti di lavoro, gli stipendi, ecc., s’impegnano nello sviluppo e nell’uso dei nuovi metodi di supporto ai produttori direttamente nelle loro aree. E a questo punto nasce un problema: dove trovare i soldi, presso quale banca. Il 25% d’interesse è un credito caro, cosicché i dirigenti delle regioni cercano di far arrivare i soldi dai budget locali, per coprire almeno la metà del tasso d’interesse. Questi programmi locali sono sviluppati prevalentemente per le imprese, nelle quali è impegnata la maggior parte della popolazione di una città, e a quelle che hanno un’importanza sociale.
    Tornando alla realizzazione del programma nazionale, bisogna perciò precisare che non vale la pena di parlare delle 100 merci migliori. E’ possibile scegliere le 100 migliori di 1000 buone, ma è importante che esista un programma ampio di aumento della qualità dei prodotti.
    – Vede qualche problema per l’aumento della competitività dei prodotti e dei servizi russi?
    – E’ anzittutto il problema definito “tre per cinque”. Ecco la sua sostanza. Solo il 5% delle attrezzature nel nostro Paese ha un età inferiore a 5 anni, cioè il macchinario è vecchio e obsoleto. Solo il 5% dei prodotti sono fabbricati con l’introduzione di diverse innovazioni: di tecnologie avanzate, di investimenti nella realizzazione di studi scientifici che garantiscono l’altà qualità dei prodotti. E, infine, la competenza: da noi è rimasto il 5% di manodopera altamente qualificata, mentre negli USA questo valore ammonta al 47% e in Germania al 56%. Si sta verificando un degrado della manodopera, la sua dequalificazione, e ciò attualmente non solo è un freno dello sviluppo economico, ma soprattutto della competitività della nostra economia in generale. Un altro problema chiave è quello dell’innovazione: è necessario ammodernare la parte attiva di immobilizzazioni (attrezzature fisse, parco macchine utensili e costruzione di macchine utensili in generale). Secondo me, uno dei problemi più importanti nell’aumento della qualità del lavoro è la giusta retribuzione. Molte persone vivono in una miseria vera e propria. I poveri non possono creare un’economia competitiva, costruire una società ricca.
    – Quale sarà il ruolo del WTO nell’aumento della competitività dei prodotti e delle merci russe nei mercati occidentali?
    – Per quanto riguarda il settore dei servizi, non credo che siamo in grado di competere con le istituzioni occidentali: tutte le nostre banche, le agenzie di assicurazione sono deboli, e non resisteranno a qualsiasi concorrenza, e possono rimanere in piedi solo se saranno state introdotte limitazioni notevoli all’attività delle compagnie occidentali che prestano diversi servizi. Per quanto riguarda il comparto produttivo, già oggi il Ministero per lo sviluppo economico della Russia, sul suo bollettino per il WTO dice con cautela: dopo l’adesione al WTO alcuni settori affronteranno serie difficoltà: costruzione di aerei, industria leggera, chimica, costruzione di macchine agricole, farmaceutica, agricoltura, siderurgia. Il ministero, cioè, oggi prevede che questi settori potrebbero morire. E’ erroneo pensare che l’ingresso nel WTO comporti automaticamente l’afflusso dei capitali e il supporto alla produzione nazionale. Gli investimenti vanno principalmente nei comparti legati alle materie prime, mentre nei settori di trasformazione arrivano pochi spiccioli. I capitali esteri vanno sempre dove esiste un guadagno veloce. Basta ricordare la “piramide” delle obbligazioni GKO: quanti non residenti hanno voluto essere avvantaggiati da alti tassi d’interesse! I monopoli stranieri da tempo sono presenti nei settori vantaggiosi per essi, e se ne sono appropriati: Danone, Campina, Erdmann primeggiano nel settore della trasformazione del latte. Quasi tutta l’industria russa dei tabacchi è dominata da tre imperi internazionali. L’industria della birra da tempo è stata privatizzata dalle società scandinave, indiane, turche.
    Nel WTO starà bene chi si è preparato in anticipo all’ingresso, facendo crescere i “muscoli industriali”, il potenziale industriale, la qualità dei prodotti. Nel WTO ci sono alcuni Paesi che sono rimasti poverissimi nonostante che già da parecchi anni facciano parte di quest’organizzazione. Bisognerebbe svolgere iniziative speciali, mirate alla preparazione dell’economia nazionale all’ingresso nel WTO. E’ necessario ricordare che il WTO non è un “benefattore” che aiuta diversi Paesi a riprendere l’economia. Il guaio è che il WTO ci richiede di aprire completamente le nostre frontiere per l’accesso libero di tutte le merci, senza avere, oggi come oggi, merci competitive analoghe all’interno del Paese.
    – Come valuta le prospettive di aumento della competitività dei prodotti e servizi russi dal punto di vista dei partners esteri?
    – A questo proposito posso dire quanto segue: in Occidente, nel WTO non ci aspetta nessuno, con i nostri tessuti, le nostre macchine utensili, presse, con i nostri aerei, ecc. Vgliono solo il nostro petrolio, il gas e gli altri prodotti legati alle materie prime. Siamo visti solo come una fonte di materie prime. Per creare una concorrenza servono degli investimenti ingenti. Come ho già detto, nessuno straniero verrà in Russia per sostenere i settori che affronteranno grosse difficoltà dopo l’ingresso nel WTO. Perché dovrebbero portare in Russia dei capitali, se sarà aperta la porta per una libera importazione di prodotti finiti?
    E soprattutto, nessuna prospettiva buona può allinearsi se si mantiene l’atteggiamento attuale nei confronti dell’investimento nei settori competitivi. Le singole imprese hanno alcune prospettive se, ovviamente, opereranno con una certa abilità, con metodo, mediante contatti diretti con le strutture bancarie. Ma noi parliamo di un sistema globale e di un approccio statale che oggi manca. Si capisce che bisogna fare qualcosa, ma nessuno a livello statale ha tuttora elaborato una soluzione netta, cioè un programma ben formulato e controllato drasticamente, con i nomi di esecutori concreti, con entità ben definite di investimenti in settori concreti. Per ora tutto si trova a livello di “iniziative”, ma senza l’appoggio statale saranno briciole. Quindi, sono pessimista a questo proposito.

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