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Numero 1(46)
NTV-6

    Sembra che la lotta per l’ultimo canale televisivo privato a frequenza metrica, TV-6, sia vicina alla conclusione.
    Alla fine di dicembre pareva che gli affari del canale fossero notevolmente migliorati. Anche la diffusione del video pornografico “Un uomo simile a Kisseliov” non aveva dato un effetto atteso: la società era stufa di affrontare lo scarico di fatti compromettenti, e poi, a differenza del 1999, non si era trovato un altro canale televisivo che fosse d’accordo a far vedere questa «opera d’arte». La corte federale d’arbitraggio del circondario di Mosca aveva abolito le sentenze di una corte sottostante sulla liquidazione della “Corporazione indipendente di telediffusione di Mosca” (CITM) S.p.A. che funziona sul canale TV-6, e sull’illegalità della nomina di Evghenij Kisselev direttore generale della TV-6. E il primo Presidente della Russia, Boris Eltsin, nella sua intervista al programma “Zerkalo” della RTR, si era pronunciato a favore della TV-6, dichiarando che “alla TV-6 lavorano dei bravi giornalisti, e non vorrei che il canale si fosse disgregato”, anche se rimproverava loro “qualche esagerazione”. In questo modo, una parte dell’élite politica, nota come “la squadra di Eltsin” o “la Famiglia”, faceva capire che si sarebbe schierata con la TV-6 nella lotta con i cosiddetti “generali di Pietroburgo”. Nonostante tutti i tentativi del potere di rassicurare l’opinione pubblica dichiarando che si trattava solo di una “contesa fra due soggetti economici”, la causa della TV-6 acquistava sempre di più un taglio politico.
    Per i generali, comunque, era già tardi retrocedere, visto che la lotta per la TV-6 è diventata una prova della loro influenza. L’attività dei sostenitori della “Famiglia” è stata attutita dall’annuncio sulla continuazione del procedimento penale a carico di Aksionenko, ex ministro delle ferrovie, e di Orlov, consigliere dell’ex ministro degli interni, ora segretario del Consiglio di sicurezza Rusciailo, sull’inizio della verifica dell’interpellanza parlamentare sugli abusi commessi, mentre era imprenditore, da Voloscin, attuale capo d’Amministrazione presidenziale. E il 4 gennaio, il vice presidente della Corte suprema d’arbitraggio, Eduard Renov, ha fatto un’impugnazione contro l’ordinamento della Corte d’arbitraggio federale del circondario di Mosca del 29 dicembre sull’abolizione delle sentenze precedenti relative alla liquidazione della “CITM” S.p.A. Renov chiedeva di abolire l’ordinanza di questa istanza di cassazione e a lasciare valide le sentenze precedenti sulla liquidazione della società televisiva, ritenendo che l’abolizione della sentenza sulla liquidazione della TV-6 avesse limitato i diritti del fondo pensioni “Lukoil-garant” che, in sostanza, insiste sulla liquidazione della società televisiva. I dirigenti della TV-6 non hanno mancato di cogliere l’occasione, per ribadire un’altra volta che tutto quanto succede con la loro società televisiva ha un dessous esclusivamente politico. A detta del direttore generale della TV-6, Evghenij Kisselev, contro di loro si sarebbero schierate delle “forze politiche molto potenti”. Dal punto di vista legale, il ricorso di Eduard Renov è assai problematico, dato che l’articolo della legge in base alla quale la “Lukoil-Garant” chiede di liquidare la TV-6, dal 1 gennaio del 2002 non è più valido.
    Ciò, del resto, non ha impressionato per niente il presidente della Corte superiore d’arbitraggio Jakovlev, che ha fissato la riunione della Corte per l’11 gennaio. Tale rapidità non prometteva alla società televisiva niente di positivo. E veramente, il Presidium della Corte superiore d’arbitraggio, riunitosi l’11 gennaio, ha confermato la sentenza circa la liquidazione della società televisiva “CITM”. Non esiste un’altra istanza giudiziaria che sia superiore alla Corte suprema d’arbitraggio: ora la società televisiva può rivolgersi solo alla Corte costituzionale o alla Corte di prima istanza per esaminare la causa secondo le “nuove circostanze rivelatesi”.
    Ma i sostenitori della TV-6 non hanno intenzione di arrendersi, visto che, a differenza della situazione della primavera 2001, quando si liquidava la NTV, non hanno più un posto dove retrocedere. Il proprietario del telecanale TV-6, Boris Berezovskij, ha detto di voler difendere i diritti della società televisiva presso la Corte costituzionale della Russia e, se servirà, presso la Corte europea. “Agiremo solo tramite vie legali. Non ci fermeremo, lotteremo per il canale fino ad oltranza”, ha annunciato l’imprenditore in diretta alla radio “Eco di Mosca”, che a sua volta respinge con fortune alterne i tentativi di chiuderla. Berezovskij ha definito “illegale ed anticostituzionale” la sentenza del presidium della Corte superiore d’arbitraggio. Ha aggiunto che la situazione creatasi attorno alla società televisiva TV-6 è una continuazione delle vicende relative alla ORT e alla NTV. Secondo l’imprenditore, l’offensiva contro questi telecanali sarebbe motivata dal desiderio delle autorità di vendicarsi con lui per la sua dichiarazione sugli attentati del 1999 a Mosca: in conformità alla sua ipotesi, tali attentati non sarebbero stati organizzati da guerriglieri ceceni, ma dai servizi segreti russi. Entro poco il magnate sarebbe disposto a presentare al pubblico un relativo pacchetto di documenti. Inoltre, a detta di Berezovskij, la TV-6 è attualmente l’unico canale che fornisca agli spettatori informazioni oggettive e veraci.
    L’avvocato della TV-6 Geralina Liubarskaia ha intenzione di impugnare presso la Corte europea per i diritti umani a Strasburgo la sentenza della Corte suprema d’arbitraggio. Ha affermato che, secondo i risultati del 2001, gli attivi netti della società televisiva sono stati di valore positivo. La signora Liubarskaia ha anche richiamato l’attenzione della Corte sul fatto che da gennaio dell’anno corrente è entrata in vigore una nuova norma della legge “Sulle società per azioni”, secondo la quale gli azionisti non hanno più il diritto di promuovere in una corte la liquidazione di una società.
    Il 14 gennaio, al Ministero per gli affari della stampa, della teleradiodiffusione e dei mass media della Russia è pervenuta una lettera dalla Corporazione indipendente di telediffusione di Mosca. La lettera, firmata da Pavel Korciaghin, amministratore delegato della CITM, contiene una rinuncia alla licenza ancora valida per la telediffusione e costata che in seguito alla sentenza del presidium della Corte suprema d’arbitraggio, la questione circa la liquidazione della TV-6 e circa la cessazione delle trasmissioni sul canale diventa inevitabile. Considerati gli interessi dei telespettatori e volendo mantenere il collettivo unico dei giornalisti, la CITM S.p.A. ha deciso di cedere ai giornalisti più importanti e ai manager della società il diritto di essere istitutori del mass media TV-6, precisa la lettera.
    Al momento in cui la lettera è stata spedita, la liquidazione della CITM S.p.A. non è ancora iniziata, in quanto l’assemblea degli azionisti della CITM, fissata per il 14 gennaio, non ha avuto luogo per la mancanza del quorum. Non si sa per ora se la frequenza del canale sarà messa in gara, oppure il Ministero della stampa darà retta alla raccomandazione della CITM.
    Alla riunione del 15 gennaio gli impiegati della TV-6 hanno deciso di istituire una nuova persona giuridica, la S.r.l. “TV-6”.
    Alla nuova struttura partecipano 50 persone: giornalisti, dirigenti di vari reparti. Evghenij Kisselev è stato eletto all’unanimità il suo direttore generale. Prossimamente la S.r.l. “TV-6” dovrà svolgere necessarie procedure legali per la registrazione ufficiale, dopo di che chiederà di poter ricevere la licenza per la telediffusione. “E’ l’unico rimedio che possiamo inventare”, ha detto nell’intervista al giornale “Kommersant” Pavel Korciaghin, amministratore delegato della società TV-6.
    Tra gli azionisti della nuova struttura non ci sarà Boris Berezovskij. “Credo che, se Berezovskij sarà tra gli azionisti della nuova società, essa il giorno dopo riceverà l’avviso di un altro arbitraggio o di qualche altra corte circa la sua liquidazione”, ha detto a questo proposito Korciaghin.
    Come nel caso della NTV, la faccenda acquista una risonanza internazionale: l’amministrazione di Bush ha invitato la Russia a rispettare la libertà dei mass media, “procurando all’unico telecanale indipendente del Paese, TV-6, la vittoria nella lotta giuridica contro la sua liquidazione”. In futuro questo fattore può essere usato per la sospensione della partnership russo-americana, che ha appena cominciato a delinearsi.
    D’altra parte, si sono diffuse le voci secondo le quali Boris Berezovskij svolge trattative sulla vendita delle azioni agli investitori occidentali. E sebbene Berezovskij stesso abbia definito queste voci “una provocazione”, non è da escludere che “non c’è fumo senza arrosto” e che le trattative siano veramente in corso: le stesse cose, infatti, Berezovskij le diceva prima di vendere la sua quota di azioni del Primo canale (ORT). Le autorità, poi, hanno dei mezzi per intimidire l’ex oligarca e la squadra della TV-6. Il procuratore generale Ustinov ha già detto che Berezovskij è sempre ricercato. E a metà gennaio inizierà il processo di A.Titov, ex direttore finanziario della “Media-Most”, processo che, con certi sforzi, può diventare un processo contro il vertice attuale della TV-6 che consiste di persone che avevano lavorato al gruppo “Most”.
    In tale caso, lo sviluppo più probabile è questo: prima ci sarà tolto l’ultimo canale con i telegiornali indipendenti dalle autorità, e dopo si arriverà ad altri reparti dell’impero dei media di Berezovskij, come i giornali “Nezavissimaia gazeta”, “Kommersant”, il sito internet “Grani.ru” ecc.
Gleb Ijulskij

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