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Numero 1(46)
Attenzione centrata sulla Sibur
Continua la lotta per gli attivi del Gazprom

    Negli ultimi sei mesi lo sviluppo della situazione nel Gazprom, si è svolto secondo uno scenario inedito.
    Già a maggio dell’anno scorso sono stati pochi a dubitare che Rem Viakhirev sarebbe riusacito a mantenere la posizione di guida nel gruppo Gazprom, ma che sarebbe stato destituito, con ossequi, dalla carica. Dopo che Aleksei Miller era diventato il nuovo dirigente della società, sembrava che lo scenario più verosimile fosse quello del saccheggio lento dell’azienda sotto il naso del nuovo capo. Ma solo un mese dopo la sua nomina, Miller ha fatto alcuni spostamenti fra i manager più altolocati del gruppo, sostituendo gli uomini di Viakhirev con quelli leali a lui. E sebbene tali iniziative fossero diventate un serio segnale della disponibilità a mettere sotto controllo la società, questo era solo l’inizio.
    Una vera lotta, la cui continuazione è stata segnata dall’arresto di tre dirigenti della Sibur, avvenuto il 9 gennaio, era cominciata a novembre dell’anno scorso ed era centrata sulle azioni del Gazprom. Proprio a novembre sulla stampa erano trapelate delle voci sul fatto che i dirigenti della Sibur, azienda succursale del Gazprom, stavano preparando un’emissione supplementare di azioni che avrebbe consentito di sciogliere il pacchetto di maggioranza del Gazprom nella Sibur. Il vertice del Gazprom aveva reagito duramente, sospendendo il finanziamento della sua succursale. In seguito a questa decisione, sul mercato delle obbligazioni della Sibur era iniziato un vero panico, e il costo di quei titoli era sceso a livelli bassi da record. Ai primi di dicembre, del resto, il Gazprom e la Sibur erano riusciti a concordare che l’emissione supplementare non sarebbe avvenuta, mentre il Gazprom avrebbe rilasciato a sua “figlia” 2,2 miliardi di rubli per estinguere i titoli. Al 3 dicembre, il debito della Sibur al Gazprom era giunto, in questo modo, a 20 miliardi di rubli, ossia a quasi 800 milioni di dollari. Per estinguere questo debito, la Sibur continuava a svolgere la trattativa circa la vendita di una parte dei suoi attivi produttivi, in particolare in Siberia Occidentale. Ma la storia non era finita lì. Alla vigilia dell’assemblea degli azionisti, fissata per il 9 gennaio, è venuto fuori che i mezzi, ottenuti dalla vendita degli attivi della Sibur, erano stati usati per l’acquisto di azioni nuovamente emesse. Di conseguenza, la quota del Gazprom nella sua succursale è calata al di sotto del 51%, al di sotto cioè del pacchetto di controllo. Il 9 gennaio, la Procura Generale ha ordinato di arrestare tre dirigenti dell’azienda petrolchimica Sibur, il presidente Jakov Goldovskij, il presidente del consiglio d’amministrazione Viaceslav Sceremet e il vice presidente per gli affari legali Evghenij Koscits. Va ricordato che Goldovskij e Sceremet facevano parte della squadra di Rem Viahirev, l’ex capo del Gazprom.
    Può darsi che in Russia stia cambiando qualcosa. Mentre prima lo Stato chiudeva un occhio sullo sperpero dei suoi beni ed allargava le braccia dopo che le parti più succose degli attivi venivano vendute per un tozzo di pane alle aziende off-shore, ora il Gazprom è un esempio della nuova politica. Il desiderio del management del Gazprom di non permettere il saccheggio dei propri attivi è un segnale positivo per i piccoli azionisti del gruppo. Ci resta da sperare che non si tratti di un mero desiderio dello Stato a mantenere il controllo su un’azienda grande e redditizia, ma che l’esempio del Gazprom sia una dimostrazione del cambio della politica statale nel campo della gestione dei propri beni. La voglia di aumentare l’efficienza di aziende pubbliche è, probabilmente, un pegno di una politica più ponderata anche nei confronti del settore privato.
Evgenija Orlovskaja

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