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Numero 2(82)
Tragedia nella metropolitana di Mosca
Alto l’allarme fino alle elezioni presidenziali


    Il 6 febbraio gli abitanti di Mosca hanno sentito di nuovo che Mosca è una città al fronte, soprattutto alla vigilia delle elezioni.
    Alle 8,40 di mattina, un terrorista kamikaze, in un vagone pieno zeppo del metro, che si trovava fra le stazioni Avtozavodskaja e Paveletskaja, ha attivato un ordigno esplosivo.L’onda d’ urto ha squarciato quel vagone e ha danneggiato due vetture vicine. In questo momento non si sa quante sono state esattamente le vittime. Secondo il bilancio ufficiale sarebbero stati 39 i morti e quasi 140 i feriti. Ma c’è chi sostiene con insistenza sempre maggiore che il numero delle vittime sia stato ben più alto, dato che il vagone era veramente stracolmo di persone che andavano al lavoro. Secondo dati ufficiosi, i morti sarebbero stati da 100 a 150.
    L’attentato terroristico nella metropolitana ha scioccato la popolazione, ormai abituata a sentire le rassicurazioni dei generali per la prossima fine della campagna cecena e lo sfacelo dei terroristi. Pare che il panico abbia preso anche le forze dell’ordine, che hanno subito fatto cadere un velo di segretezza su tutto ciò che concerneva il disastro. Quel velo era talmente fitto che non potevano superarlo neanche i parenti dei morti e dei feriti, che hanno vagato per ore ed ore tra obitori ed ospedali, alla ricerca dei loro cari. I poliziotti e gli impiegati della metropolitana non hanno svelato ai passeggeri i motivi della cessazione del funzionamento di una linea del metro, “per non creare il panico”. Molte persone sono riuscite a chiarire le ragioni di quanto stava succedendo solo con le telefonate ricevute da parenti ed amici che volevano sapere se non fossero finite nel treno aggredito. E’ stato immediatamente indicato il mandante dell’attentato: Abu al-Valid, comandante della guerriglia cecena, terrorista internazionale, personaggio quasi mitico, una specie di Bin Laden alla russa, al quale vengono attribuiti tutti gli atti terroristici maggiori. Il leader dei secessionisti ceceni Aslan Maskhadov e il suo portavoce in Europa Akhmed Zakaev naturalmente hanno rinnegato la propria partecipazione all’attentato, cercando di mantenere la reputazione di politici moderati, almeno in Occidente.
    L’attentato terroristico nella metropolitana ha suscitato una reazione immediata da parte di tutte le forze politiche. Il Presidente della Russia Vladimir Putin ha dichiarato che “solo riunendo gli sforzi riusciremo a combattere questa peste del Duemila”. E la “Russia unita”, il partito pro-Putin, ha presentato alla Duma di Stato emendamenti al Codice penale, che devono rendere più gravi le pene per i terroristi, compresa la reclusione a vita.
    Quasi tutti i leader del mondo hanno mandato le loro condoglianze ai morti ed ai feriti.
    Come al solito, dopo il primo shock i funzionari piccoli e grandi si sono messi a trarre i loro dividendi dalla tragedia: il vice presidente della Duma di Stato Dmitrij Rogozin ha detto che in seguito all’attentato terroristico nella metropolitana, andava convocata una riunione straordinaria del Consiglio della Federazione, introdurre in Russia lo stato d’emergenza, e andavano rimandate a più tardi le elezioni presidenziali. A sua volta Aleksandr Veshniakov, il presidente della Commissione elettorale centrale, ha detto di essere sicuro che gli organizzatori dell’attentato non sarebbero riusciti a mandare a monte le elezioni del Presidente. “E’ possibile presumere che gli autori di tali reati si propongano di destabilizzare la situazione nel paese e di mandare a monte le elezioni del Presidente... Se qualcuno aveva progetti del genere, non saranno realizzati”, ha ribadito Veshniakov. Irina Khakamada, candidato a Presidente della Russia, nella sua dichiarazione sull’esplosione nella metropolitana di Mosca, rileva la tendenza politica dell’attentato, nonché l’inefficienza del lavoro delle forze dell’ordine e dei loro dirigenti: “L’attentato terroristico dimostra di essere legato direttamente alla situazione in Cecenia: quel processo di composizione che vi si svolge non garantisce la sicurezza degli uomini”, ha detto la signora Khakamada. Serghej Glazjev, un altro candidato, ha accusato “gli uomini che lavorano nei mercati di Mosca” di finanziare il terrore, e ha invitato a “strozzare il terrorismo qui”. Il sindaco di Mosca Yuri Luzhkov ha usato l’attentato terroristico per alzare la voce a favore del sistema della registrazione, a lui così caro, che permette di fare fortuna a centinaia di migliaia di funzionari e poliziotti. Il sindaco ha comunicato che il Governo di Mosca si prepara ad irrigidire notevolmente, nel prossimo futuro, il regime della registrazione e di “intensificare il lavoro, relativo all’espulsione degli ospiti clandestini”. Vladimir Zhrinovskij, vice presidente della Duma di Stato e leader del Partito liberale democratico, è stato altrettanto duro: “Alla tragedia nel metro’ di Mosca deve fare seguito il cambio di tutti i direnti della polizia e del FSB (Servizio federale di sicurezza) di Mosca”. Gli organi degli interni sono stati inerti per anni, ha sottolineato Zhrinovskij. Gli attentati terroristici e i disordini non cessano, non sono controllati i processi di immigrazione, tutti gli ostelli studenteschi sono pieni zeppi di immigrati clandestini”. Secondo il leader del Partito liberale democratico “non si riuscirà a rimettere ordine nella capitale, nel campo della sicurezza, senza applicare dure misure”. In realtà, invece, tutto, quasi sicuramente, finirà con l’aumento delle mazzette ricevute dai funzionari dagli abitanti di Mosca non “registrati”. Gli stessi terroristi e coloro che li aiutano peraltro non saranno intimiditi da tale irrigidimento: gli impiegati degli uffici, responsabili per il rilascio dei passapotri, sono talmente corrotti da poter rilasciare a questi “clienti speciali” documenti “puliti”.
    La cosa più triste è che gli attentati terroristici che dimostrano l’impotenza del potere si ripeteranno regolarmente anche in futuro. Il fatto è che i servizi segreti non sono impegnati prevalentemente nella lotta al terrore, ma nell’“eliminazione” degli oligarchi “irregolari” e nella cattura delle “spie” ecologiste. Ad un certo punto, poi, i rappresentanti del FSB, hanno addirittura cercato di evitare l’ipotesi di un attentato terroristico, affermando che in quel caso si trattava dell’esplosione spontanea di una sostanza esplosiva trasportata da un passeggero. Se ciò fosse stato vero essi avrebbero potuto scrollarsi di dosso la maggior parte delle responsabilità per non aver prevenuto l’attentato terroristico, scaricandola sul Ministero degli interni. Tuttavia, dopo che era diventato chiaro che tale tentativo di scaricarsi delle responsabilità aveva un effetto negativo sull’immagine della stessa FSB, i discorsi, inerenti all’esplosione spontanea, sono venuti meno.

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