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Numero 10(90)
Gli effetti delle riforme istituzionali

    Le riforme annunciate il 13 settembre dal Presidente Vladimir Putin, le stesse che dovrebbero cambiare completamente l’assetto politico del Paese, si fanno sempre più dettagliate e tangibili. Sempre meno oggetto di discussioni e sempre più dato di fatto. Il potere esecutivo e i suoi alleati in Parlamento sfornano, uno dopo l’altro, progetti legge “utili”.
    Nonostante tutti i tentatitivi dell’opposizione di contrastare tale politica, la “Russia Unita”, che ha 300 voti garantiti alla Duma, semplicemente non si cura di quanto dicono i suoi avversari e non fa che approvarle prontamente.
    Tra le riforme in questione ci sono gli emendamenti alla legge “Sul Governo della Federazione Russa”, che permettono ai ministri di ricoprire cariche direzionali all’interno di partiti politici e pubbliche associazioni. Questa norma legislativa è stata approvata dai deputati in una sola seduta, in tutte e tre le revisioni. Tenendo conto della precedente esperienza russa e sovietica, il permesso può trasformarsi presto in richiesta, mentre un ministro senza partito sulla scena politica russa potrebbe diventare una rara avis. Proprio come succedeva una volta, ai tempi del PCUS, il cui status di monopolista del potere è di nuovo così ambito dalla “Russia Unita”.
    A livello regionale, quasi tutti i deputati e governatori vogliono essere “più santi del Papa di Roma”, introducendo quelle leggi che vengono discusse solo a livello federale. Così, la Duma di Mosca ha elevato al 10% il quorum di voto per i partiti che presentano le loro liste alle elezioni. E l’Assemblea legislativa della Regione di Omsk ha proposto di allargare il principio della nominativita’ dei ruoli dirigenti fino ai livelli inferiori del potere, concedendo ai governatori il diritto di nominare i sindaci delle grandi città.
    L’ultimo campo di battaglia per l’opposizione potrebbe essere la così detta “terza Camera”, progettata dal Presidente, “la Camera pubblica”. Secondo lo stesso Putin, tale Camera dev’essere preposta al dialogo tra il potere e la società civile. Il Presidente non ha precisato su che basi verrà costruito tale dialogo, proponendo a tutte le organizzazioni e persone interessate di presentare le loro raccomandazioni. Per ora, a detta della maggioranza degli esperti, i membri della Camera pubblica dovrebbero essere indicati dai rappresentanti delle pubbliche organizzazioni, e nominati dal Presidente insieme ad altri rami del potere.
    Secondo il progetto predisposto da “Russia Unita”, la camera avrà 180 membri, il cui obiettivo principale sarà quello di prendere in esame i progetti legge e il controllo del potere operante. Secondo “Russia Unita”, il “controllo” dovrebbe essere esercitato da persone non impegnate politicamente. L’organico della Camera cambierà ogni due anni. Le sentenze della Camera avranno valore di raccomandazione per gli organi del potere. Promuovendo questo progetto i deputati ammettono indirettamente che né a loro, né alla Corte dei Conti riesce di controllare in maniera efficiente le azioni dei funzionari.
    Tuttavia il consenso alla riforma presidenziale del potere statale potrebbe esaurirsi prossimamente. Contro il decreto sulla nomina dei governatori, considerato da molti esperti primo passo verso la supercentralizzazione -ed in ultima istanza la dittatura-, si sono pronunciati gli uomini che di solito sono considerati esecutori ubbidienti della volontà del Cremlino: Valerij Zorkin, il presidente della Corte Costituzionale, e Aleksandr Veshnjakov, il presidente della Commissione centrale elettorale. Zorkin, nel suo intervento al Forum internazionale per la giustizia costituzionale, ha specificato come secondo lui non esista nessuna necessità come minimo durante i prossimi dieci anni di cambiare la Costituzione (cosa che di fatto avverrà dopo l’approvazione delle leggi proposte dal Presidente). Ed Aleksandr Veshniakov, avendo dichiarato senza mezzi termini che le riforme politiche in questione non corrispondono ai canoni della democrazia, si è augurato che le riforme inerenti le nomine dei governatori e l’abolizione delle elezioni dei deputati della Duma nei distretti elettorali da mandato siano introdotte per un periodo breve, per stabilizzare la situazione. Ha avanzato inoltre una protesta contro il presunto aumento del numero dei membri necessario per la registrazione di un partito (da 10.000 a 50.000 persone), e ha proposto di introdurre in aggiunta alla legge sulle nomine dei governatori un emendamento che limiti il numero di legislature, nonché di abbassare fino al 5% la barriera per i partiti che vogliano arrivare nelle assemblee legislative regionali. Per quanto riguarda invece la Duma di Stato, Veshniakov propone di mantenere la barriera di ammissione del 7%, a patto che nella Duma siano presenti almeno quattro partiti.
    Va notato che intanto in Occidente le riforme di Vladimir Putin suscitano sempre più diffidenza. Europei ed Americani temono il restauro di una certa “nuova URSS”, ritorna la paura di enormi eserciti provenienti dall’Est. Tali timori sono stati espressi nella “lettera dei 119”, apparsa sui mass media alla fine di settembre, e firmata da politici e uomini socialmente impegnati di alcuni Paesi. Nella lettera essi accusavano Putin di comportamenti dittatoriali e di “atteggiamenti ostili nei confronti dei paesi vicini e degli sforzi europei mirati al raggiungimento della sicurezza”, nonché del “rifiuto di adempiere agli impegni russi relativi ai trattati internazionali”. Nonostante l’evidente quantità di demagogia contenuta in tali accuse, Vladimir Putin ha dovuto lo stesso giustificarsi di fronte all’Occidente. Durante il recente incontro con Gianfranco Fini, Putin ha affermato che tutte le riforme in Russia sarebbero state attuate nel pieno rispetto della Costituzione vigente e dei principi democratici, e ha promesso che tutte le trasformazioni sarebbero state assolutamente aperte e trasparenti.
    A questo proposito peraltro va fatta un’altra osservazione. La struttura che si sta realizzando è creata esclusivamente per il Presidente in carica. Non è detto che il suo successore riesca a mantenerla invariata, anche perché molti degli elementi essenziali di tale struttura si basano su rapporti personali informali. Putin, persona intelligente, lo capisce bene. Ed è forse da qui che trae origine il vociferare sempre più insistente sull’abolizione del limite temporale della legislatura presidenziale, o sulla trasformazione di Putin nell’eterno primo ministro presso i Presidenti deboli? Durante la sua ultima visita in Ucraina, Vladimir Putin ha affermato di non aver intenzione di candidarsi per la terza legislatura. Ma una volta aveva anche detto che la nomina dei governatori era impossibile...

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