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Numero 2(94)
Dopo Moody’s e Fitch, finalmente anche la Standard&Poor’s
innalza il rating della Russia


    La Russia è l’undicesimo Stato, fra quelli che sono stati stimati dall’agenzia di rating Standard&Poor’s ad essere trasferito dalla categoria “speculativa” a quella “da investimenti”.
    Il 31 gennaio, la Standard&Poor’s ha comunicato di aver elevato i rating sovrani creditizi a lungo termine della Federazione Russa per obbligazioni in valuta estera, dal «ÂÂ+» fino al «ÂÂÂ-». La Standard&Poor’s ha anche elevato il rating sovrano creditizio a breve termine della Russia per obbligazioni in valuta estera dal «Â» al «À-3»; il rating sovrano a lungo termine per obbligazioni in valuta nazionale è passato dal «ÂÂÂ-» al «Â», e il rating per la scala nazionale dal «ruAA+» al «ruAAÀ». La Standard&Poor’s ha inoltre confermato i rating creditizi sovrani per obbligazioni in valuta nazionale «À-3», e ha elevato il rating della Russia dal livello “BB+” fino al livello “da investimenti” “BBB-”.
    Va ricordato che la Standard & Poor’s è la terza agenzia di rating ad aver conferito alla Russia il rating da investimenti, con un ritardo notevole rispetto alla Moody’s e alla Fitch. Le agenzie di rating valutano la possibilità di pagare i debiti, cioè, il grado di affidabilità creditizia e di solvibilità di uno Stato in riferimento ai debiti sovrani, come pure, in una certa misura, la capacità delle aziende di pagare i debiti. Se parliamo dei debiti sovrani, il Club di Parigi prende seriamente in considerazione la possibilità che la Russia estingua anticipatamente il suo debito con i soldi del Fondo di stabilizzazione. Basta quest’unico fatto a dimostrare che l’economia russa è in grado di evitare qualsiasi inadempienza delle condizioni di prestito e pagare per le sue obbligazioni.
    Nello stesso tempo, secondo eminenti esperti, è più impegnativo mantenere il proprio rating che non conseguirlo, e il cambiamento di una previsione da favorevole e stabile a sfavorevole può peggiorare bruscamente la situazione. “Per il momento, gli indici economici fondamentali, come il proficit del budget, la dinamica di formazione del Fondo di stabilizzazione, l’ingente volume di riserve valutarie auree (118 miliardi di dollari alla fine del 2004) della Banca Centrale della Russia, ecc., non suscitano preoccupazioni. Un rialzo così notevole nelle statistiche macroeconomiche dei prezzi internazionali è dovuto principalmente ai agli alti prezzi delle materie prime, compresi il petrolio e i metalli. “È sempre alta pertanto”, rileva Mikhail Armiakov, capo del reparto analitico della Società di investimenti “Russkie investory”, “anche la solvibilità del budget russo, il che ha comportato il conferimento alla Russia del rating “da investimenti”. Ora ci si chiede cosa debba avvenire per indurre le agenzie di rating a ridurre il rating della Russia. Secondo gli esperti della Moody’s, per ridurre la solvibilità corrente del budget russo, il prezzo del petrolio dovrebbe essere scendere ai 16 dollari USA al barile nel corso di 4 anni”.
    Tenendo conto delle previsioni sui prezzi sempre alti del petrolio anche in futuro, la posizione della Russia nella sfera fiscale e budgetaria rimane forte, mentre la liquidità estera continuerà a migliorare, bilanciando la crescita rapida del debito estero del settore privato.
    “L’aumento dei rating riflette il recente, notevole miglioramento degli indici del debito statale e della liquidità estera”, commenta Helena Hessel, l’analista creditizia della Standard&Poor’s. “Questi miglioramenti sono talmente rilevanti da poter bilanciare il fattore del rischio politico, serio e crescente, che rimane del resto il fattore chiave che limita il rating della Russia”.
    La Standard & Poor’s ribadisce che durante lo scorso anno l’incertezza politica in Russia si è intensificata, mentre le riforme hanno subito una battuta d’arresto, limitando la prevedibilità politica.
    “Poche riforme sono state realizzate con successo nel 2004; i tentativi di effettuare la riforma giudiziaria e quella amministrativa non sono stati efficaci; la riforma del settore elettroenergetico ha subito un rallentamento; la riforma della “Gazprom” è sospesa”, aggiunge Helena Hessel.
    Il rating “Stabile” relativo alla Federazione Russa tiene conto sia dei rischi politici difficilmente prevedibili a mezzo termine, sia della posizione forte del Governo nel settore finanziario, della sua posizione altrettanto forte nel settore della liquidità e delle buone chances di crescita – del 4%-5% - in prospettiva a mezzo termine, dice il comuncato della S&P. Inoltre, secondo gli analisti della rappresentanza moscovita della Standard & Poor’s, al miglioramento della solvenza della Federazione Russa potrebbero contribuire la ripresa delle riforme e progressi nella sfera politica.
    Un notevole peggioramento della situazione politica, insieme a decisioni poco ponderate nel campo della politica economica in Russia potrebbe al contrario compromettere radicalmente la fiducia degli investitori e comportare il deflusso dei capitali privati all’estero. Ciò indebolirebbe la crescita potenziale dell’economia russa, nonché la sua attuale posizione forte nel settore della liquidità, e arrecherebbe anche danno alla situazione del debito pubblico. Questo potrebbe ripercuotersi negativamente sui rating sovrani, dopo un certo periodo.
    “Ciononostante, sempre in prospettiva a mezzo termine, è difficile che la capacità del Governo russo di pagare il proprio debito si riduca, perché l’esecutivo ha accumulato notevoli riserve nei fondi, per far fronte all’eventualità in cui i prezzi del petrolio debbano calare bruscamente (fino a 20 dollari al barile), nonché a situazioni di incertezza politica o economica in un prossimo futuro”, conclude Helena Hessel.
    Per quanto riguarda il rating dei mutuatari corporativi, la loro capacità di pagare i debiti nell’ambito dei programmi di prestiti da essi realizzati dipende molto dalla situazione di certezza/incertezza nel rapporto tra l’imprenditoria e il governo, perché i controlli fiscali possono interessare qualsiasi contribuente, il quale può risultare insolvente. L’esempio ormai classico è il caso della Yukos e della Yuganskneftegaz, in cui i creditori hanno richiesto l’estinzione del credito al garante dell’operazione, cioè alla Yuganskneftegaz (poi in realtà alla “Rosneft”, nuova proprietaria della “Yugansk”, vista la particolare situazione di quest’ultima). Questo esempio dimostra una cosa: se qualsiasi società può capitare nella stessa situazione, i creditori devono aspettare emendamenti alla legge e, anzi, promuovere a livello ufficiale quegli emendamenti che possano escludere il pegno dalla massa fallimentare. La legge allora proteggerebbe la massa fallimentare, affinché i creditori, anche nei casi più controversi come quallo della Yukos, abbiano la possibilità di farsi restituire i prestiti o di farseli riscarcire mediante quel pegno che sarà salvaguardato dalla legge. Anzitutto potrebbero risultare problematici i prestiti corporativi, ma visto che il rating è conferito ad uno Stato, cioè alla Russia, si parla di strumenti sovrani e fiscali e della capacità dello Stato di servirli. Dato che i rating da investimento non superano mai quelli sovrani, la S&P e due altre agenzie conferiranno i loro rating a diverse compagnie, partendo da questi rischi supplementari. Se si avverano tutte le tristi previsioni degli esperti sul calo dell’attività di investimenti, e sul fatto che ciò possa avere un brutto effetto sui tassi di crescita (potrebbero anche scivolare fino al 3%), allora non è impossibile che anche le agenzie si mettano a correggere i loro rating, dando previsioni meno favorevoli, e in futuro modificando i rating.

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